STRAGE DI MIGRANTI A LAMPEDUSA
Alla fine sono morti in 250, forse di più. Notte fonda nel Canale di Sicilia, mare grosso e condizioni precarie di un natante lungo soli 13 metri che contiene 300 disperati: il naufragio a 39 miglia dalla costa di Lampedusa arriva alle due del mattino. La Guardia costiera, intervenuta dopo una sos lanciato da un telefono satellitare alle autorità di Malta - competente per i soccorsi in quell'area – e che hanno girato l'emergenza ai colleghi italiani, ne ha salvati 50, un peschereccio ne ha soccorsi 3: di loro due erano donne, una incinta all'ottavo mese. Gli altri 250 sono rimasti in quel tratto di mare, tra onde che raggiungono 4 metri. I profughi sono partiti dal porto libico di Zuwarah. Questa era l’ultima tappa di un esodo cominciato dall'Africa sub-sahariana e durato mesi, forse anni. Purtroppo la loro barca, un legno malfermo e vecchio di appena 13 metri, non ha retto alla forza del mare. I soccorsi sono stati immediati, con due motovedette della Guardia costiera giunte sul posto, mentre l'intera area era monitorata da elicotteri e aerei. Appena constatata la situazione, gli uomini della Capitaneria di porto hanno provato ad "agganciare" l’imbarcazione ormai senza controllo, già piena di acqua, arpionandola con una cima. Però a bordo il peso ha provocato un rollio del natante, con la barca che si è inclinata su un fianco e poi rovesciata. Da quel momento, la tragedia.
07 aprile 2011